Via Toboga alla Crema - Monte Cuminello

Prima salita 4 Giugno 2022 - M. Serafini, D. Bonfanti   Difficoltà : VI; R3 attrezzata a chiodi da integrare, soste attrezzate a fix,  utile martello e chiodi Dislivello : 180m, sviluppo 220m Roccia : mica-scisto quarzifero molto compatta Tempo impiegato : ore 5:00 dall'attacco Avvicinamento : 2:00 dal rifugio Dordona Sulla stessa parete: Via Cacciatori di Gemme

Via Viola Rame - Pietra Quadra


Prima salita 12 Febbraio 2022 -
 M. Serafini, E. Cavenati, F. Bizzoni


Difficoltà: M4+; R3 utile martello e chiodi, friend fino al 3
Dislivello: 200m, sviluppo 260m
Condizioni: Il grado proposto è per le condizioni trovate in apertura, poco innevamento e neve gelata
Tempo impiegato: ore 5:00 in via
Avvicinamento: 3:30 da Branzi

La via Viola Rame risale il grande diedro aperto che fa da margine alla placconata della via Menhir. I primi tre tiri risalgono il conoide nevoso seguendo una divertente goulotte e qualche rigola gelata fino all'attacco del diedro. La quarta lunghezza sono 60 metri di sorrisi su ghiaccio, neve plastica e passi di misto; basta dimenticarsi l'ultima protezione. L'ambiente è incredibilmente suggestivo; un enorme placca del verrucano più bello che ci sia sulle Orobie. Raramente ci si troverà a ramponare in uno spazio così aperto come in questo angolo del Pietra Quadra.
La via si conclude con un traverso di 20 metri a picco sulla bellissima placca, per poi uscire sulla cresta dall'intaglio della via Menhir.


Avvicinamento          
Dalla frazione Gardata di Branzi si sale alla presa dell'acqua su stradina sterrata. Il sentiero attacca a sinistra della casupola e diventa presto una ripida scala intagliata nella roccia. Dopo circa 200 metri di dislivello si incrocia il sentiero della strada piana e si continua in salita seguendo l'indicazione per la val Scura (non percorrere la strada piana!). Il sentiero passa a fianco di una prima baita isolata (1480m), per poi raggiungere un gruppo di baite (Baita dell'Infanzia 1820m) che traguardano la Nord del Pietra Quadra. Da qui si risale il lungo crinale passando in rassegna l'intera parete per poi traversare in fondo alla valle e portarsi agli attacchi delle vie.

Relazione tecnica        
L1: Risalire il conoide alla base della parete, superando una divertente goulottina ghiacciata che si forma con scarso innevamento. Sostare a sinistra sulle pietre affioranti (S1 friend, 55m, 70°).

L2: Tornare verso destra a riprendere il margine della placca e continuare fino alle rocce affioranti al centro del conoide (S2 friend, 50m, 60°).

L3: Salire dritti puntando al grande diedro che fa da margine alla placconata, sostare all'inizio delle difficoltà (S3 friend, 35m, 55°).

L4: Si sale per 60 metri precisi lungo il diedrone. I primi 15 metri su pendenza più sostenuta (ch) e con passaggi di dry tooling, poi su rigola gelata e poco proteggibile. Cercare la sosta sulla sinistra (S4 friend + fix, 60m, M4+ poco protetto, 1ch).

L5: Salire ancora 10 metri lungo il diedro fino ad incrociare una sottile cengia che permette di traversare l'intera placconata fino al margine destro, dove si riprende a salire su neve in direzione dell'evidente intaglio di uscita. Superare l'ultimo muretto uscendo sulla cresta affilata. Il traverso è protetto da tre chiodi: prima di cominciare il traverso, sulla sinistra della rigola, al centro del traverso (poco visibile) e in uscita dal traverso, prima di alzarsi su neve. È possibile attraversare più alti a ridosso degli strapiombi, ma la roccia è di scarsa qualità (S5 friend, 55m, M4, 3ch).

Discesa          
Dall'uscita della via proseguire in cresta verso destra (dir. Ovest) ponendo molta attenzione all'olina scivolosa. Dopo qualche centinaio di metri si raggiunge un primo intaglio. Restare in cresta risalendo la successiva punta fino a raggiungere l'intaglio successivo, corrispondente al canale Nord del Pietra Quadra. Qui è possibile ridiscendere il canale in direzione Nord e tornare all'attacco della via, oppure scendere dal canalino erboso verso Sud, raggiungendo per sentiero la frazione di Roncobello dove bisogna aver lasciato una seconda automobile.

Goulotte del primo tiro, con i colori che danno il nome alla via

Conoide a fianco della spettacolare placca

Si sale in direzione del diedro

Primi passi delicati sulla porzione più secca del diedrone

Un piede in fessura e uno in placca!

Il diedro è molto aperto, si arrampica quasi su placca

Pochi millimetri di ghiaccio su un verrucano da sogno

Nella goulottina sotto la S4

Bellissimo nastro di neve ghiacciata

Il lunghissimo traverso di L5

Si continua fino al lato opposto della placca

Una piccozza e una mano nuda per il traverso

In uscita dalla placca della Menhir

Il diedrone visto dall'alto






Commenti

  1. mi sono studiato la geologia del verrucano, e sembra che il colore violaceo viene dal ferro, non dal rame. Infatti i geologi definiscono il verrucano come una roccia sedimentaria, un conglomerato di colore rossastro-violaceo, costituito da frammenti di quarzo, feldspati e rocce scistose, il tutto tenuto insieme da un cemento siliceo-ferruginoso. Comunque il nome "Viola rame" è decisamente più bello dell'eventuale "Viola ferro"... :-)

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    1. Come spieghi il verde granitico alla base della placca? Non c'è lichene sulla roccia

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  2. la fascia verde alla base della parete credo sia ardesia verde, molto diffusa in alta Val Brembana. L'ardesia verde è una roccia di basso grado metamorfico che contiene clorite, un minerale ricco di ferro, magnesio, alluminio, niente rame...

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  3. ma resta che il nome della via è bellissimo...

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  4. Da un punto di vista più formale le rocce di colore verde sono classificate come Vulcaniti del Monte Cabianca (Permiano inf.) mentre la parte superiore della parete è il rinomato Verrucano Lombardo (Permiano sup.). Nella foto "2 di 16" si vede bene il contatto tra le due rocce. I geologi la chiamano "discordanza angolare". Questo significa che per circa 40 milioni di anni non si sono deposti sedimenti o comunque non sono stati conservati nel record stratigrafico.
    Ho ripetuto quest'estata le via Calegari ed ero emozionato al passaggio tra le due formazioni: "un piccolo passo per l'uomo, un grande passo nella geologia orobica".

    Complimenti per la vie e grazie per la divulgazione.
    Ciao!

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    1. Grazie Zeno per il chiarimento! Pensavo fosse ardesia invece che vulcanite, perchè non mi ricordavo che la vulcanite avesse anche quella colorazione verde. Sulla nord del Cabianca ad esempio quel colore non c'è, vero? E nemmeno al Pinnacolo di Maslana, che se mi ricordo bene è un altro esempio notevole di vulcanite. Inoltre, se è vulcanite il colore verde viene sempre dalla clorite? Quindi dal contenuto di ferro?
      Bellissima la frase "un piccolo passo per l'uomo, uno step gigante nella geologia orobica": mi hanno sempre affascinato i confronti di scala temporale (pochi secondi per un passo, decine di milioni di anni per la crescita degli strati")

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    2. Ciao Luca,
      ti riporto la descrizione della Vulcanite del Monte Cabianca dalle note illustrative del Foglio 77 "Clusone" (progetto CARG; puoi trovare sia la mappa dove c'è anche il Pietra Quadra sia le note su internet).

      "la vulcanite del monte Cabianca è prevalentemente costituita da ignimbriti di
      colore da grigio biancastro a rossovinato - meno comune - spesso verdastre per
      riduzione dei minerali di ferro".
      Sul Cabianca hanno il coloro più rossastro.

      Il processo che ha formato questi depositi è qualcosa di simile a questo:
      https://youtu.be/Cvjwt9nnwXY

      Come si può vedere è qualcosa di estremamente energetico e caotico, di conseguenza è normale che le rocce formatesi a seguito di un evento così differiscano tra loro.

      Il Pinnacolo appartiene formalmente alla Formazione del Pizzo del Diavolo ma hai ragione che è comunque qualcosa di molto simile. Ho molte domande anche io sul Pinnacolo e, che io sappia, non c'è letteratura specifica.

      W l'alpinismo e la geologia orobica. Entrambe le attività sono accomunate da una certa lontanaza dai riflettori ma da un fascino ancestrale. Non è forse questo anche il "caràter de la rassa bergamasca"?

      Nostalgici saluti!

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    3. eh sì, hai ragione Zeno, noi orobici abbiamo la testa più dura delle rocce che ci appassionano... !!!
      A me personalmente piacciono quelle cristalline del basamento sud-alpino, che sulle Orobie ci hanno regalato il GCCS (gneiss chiaro del Corno Stella), che è anche la roccia più antica delle Orobie (alcuni zirconi sono stati datati 2 miliardi di anni...!).

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